lunedì 13 luglio 2026

Lepre

 



LuceKJO

 


Eravamo

 Inizialmente ad aprile 2024 si trattò di Orbetello. Ricordo che essendo lontano risultava dispersivo, pensavo "io me ne torno a casa". Grazie alle mie logiche precisine mi accorsi che l'albergo l'avevo preso sì a pochi chilometri dalla sede della prova scritta ma in realtà si svolgeva tutto in un distaccamento distante una decina di chilometri da esso e presente in una strada che si chiamava in modo identico a quella della sede distaccata. 

La sera prima mi recai in una gelateria, poi in un pub a bere una birra e mi accorsi di cose quasi impossibili che tengo per me. 

La prova durò tre ore io dopo 35 minuti l'avevo già completata... Due domande le sapevo, ma sul momento le sbagliai perché avevo memorizzato anche le risposte sbagliate. Comunque 47 su 50... Il voto massimo lì con poco più di un sesto del tempo.

Qua molti caddero.

Intanto riguardo al corso di abilitazione ad agosto 2024, a Pisa mi fotterono 300€: i miei titoli mi davano diritto all'accesso, per un cavillo burocratico (non era possibile per una questione di tempo ricorrere sennò avrei vinto) fui inserito nel corso per neolaureati. A COSTO DI RESTARE DISOCCUPATO ed andare a zappare come mestiere, rinunciai "mi concentro sul concorso e rimando l'abilitazione o vinco quello o sono fuori". Per orgoglio e per dignità.

Quindi ad agosto 2024 fu Prato.

La prova pratica. 

Fui tra le eccellenze come ad Orbetello, tra i migliori 5 la prova la finii entro un'ora, in pratica per primo, ma mi misi in testa di togliere le cancellature. Risultato 7 fogli protocollo (ognuno ha 4 fogli per un totale di 28) interamente riempiti, di cui sei di brutta. Per questo motivo finii per ultimo! Le cancellature c'erano lo stesso. Anche qua molti si arresero agli stenti.

Prato di nuovo a Ottobre, prova orale. Da due mesi andavo avanti nella mostruosa opera di ripetere TUTTO IL PROGRAMMA: studiai anche botanica sebbene non fosse prevista. Non so se avete presente il programma di Scienze Naturali... Credo che di 3000 solo io sia riuscito a ripeterlo. Servivano dieci giorni a giro, io lo feci sei volte il giro NONOSTANTE il lavoro e tremila impegni (e una persona che da luglio mi creava problemi): dovessi fare una stima sono 25.000 pagine, più le prove di laboratorio! 

Il giorno prima della prova il crollo: non mi inviavano la traccia, se telefonavo in sede mi dicevano che non erano state sostenute prove e che era evidente che ci fosse già stata e che non avevo controllato il sito aggiornato di USR.

In effetti da dieci giorni dovevo ripetere e non avevo più guardato, lo facevo OGNI GIORNO da Capodanno.

Sbagliavano loro. La traccia anziché alle 13 arrivò alle sette di sera, era già buio e non immaginate che effetto faccia! Io però ero sfinito, i nervi, i proverbiali nervi d'acciaio in queste situazioni mi avevano mostrato la crepa.

Claudio mi prese, mi rialzò, mi guidò perché se mi concentravo anche solo per cercare un pulsante per concludere il p.point stavo di merda: la mattina seguente feci un salto all'ospedale. In autostrada mi si bloccò il casello perché non leggeva la carta di credito avevo dieci incazzati dietro. Dovetti scendere a rischio di farmi schiacciare, c'era un casottino a bordo autostrada, non sapevo neanche che cosa fosse, mi aiutarono pazientemente lì perché erano proprio gli addetti delle autostrade (ma non c'era scritto autostrade, poteva essere anche una casa abbandonata). 

Arrivato là ASFALTAI la commissione. Nel mio PowerPoint sui fosfolipidi c'era la chicca del vaccino a mRNA e per la prova di lingua, anche lì, mi ero inventato una mossa il cooperative in lingua inglese! A dire il vero avevo messo dentro anche altre idee top ma mi fermo qua. 

Avevo vinto. 

La sede che avevo escluso per anni: mi fu assegnata! Se non l'avessi messa rischiavo di essere rinunciatario ed aver vinto per niente.

Adesso avevo DIRITTO al Corso di abilitazione anche se pure qua ci furono i soliti problemi e NON POTEVI SBAGLIARE TEMPISTICHE. 

Il Corso era a Campi Bisenzio. Una intera primavera e un pezzetto d'estate massacrato dalla solita persona. Lavoravo, studiavo e guidavo, oltre a passare ore e ore online in mezzo a un caos senza eguali dal punto di vista organizzativo (nessuno conosceva quali sarebbero state le prove). Nel frattempo pranzavo su una specie di giostra facendomi goliardicamente fotografare. 

Le due prove eseguite con la consueta persona a togliermi serenità... La notte prima della prova finale mi disse che usciva con le amiche... Invece era a una festa sul mare dove c'era anche quell'interesse che poi si è manifestato palesemente dopo. Alle 4.30 dormii, alle 5.30 mi alzai, nel pomeriggio presi il massimo. 

Di ritorno avevo il Collegio a Viareggio dopo 3 ore di fila sotto il Sole. Arrivammo proprio nell'istante di inizio io ed il collega...

Mi attendevano 34 volte in 4 mesi e mezzo (ma questa è un'altra storia) di inferno. Il vero inferno fu però dopo. 

Mi attendeva anno di prova. Ecco... Ho rischiato lavoro, libertà e vita a causa di Chiara. Per cui se non servi più sei immondizia.

Ieri sette luglio 2026 nonostante tutto ciò, sono stato di nuovo io ad emergere nel FINALE. Il mio 4 luglio. 

Non lo dice Allegri (lui è quello del corto muso, altra cosa) lo diciamo in Toscana: "Il cavallo bono si vede all'arrivo". 

Di 3000 solo meno di un centinaio ci sono riusciti, gli altri sono caduti. E di questi in zona solo in due (e senza il punteggio dei figli!!!) possono aspirare ai due migliori Licei Scientifici in provincia. 

E questi due Licei mi hanno fatto sapere che sarei molto gradito.

Intanto mi hanno fatto sapere che molti ragazzi hanno inserito la prova di estrazione del DNA svolta con me nel Capolavoro del loro Curriculum. 

Sono un combattente perché la vita non mi ha regalato nulla tranne chi mi ha amato e/o ama (alcune persone della famiglia e alcuni animali).



Marco.






venerdì 10 luglio 2026

Ma chi cazzo è che

 ancora oggi visita da Inghilterra, Brasile o Germania il mio più antico sito appositamente 😆?

In Inghilterra Sara?

Comunque... Rispondi nei commenti 

sabato 25 marzo 2023

Juve al Max: analisi tattica.

Avvalendoci di dati statistici e di una costante osservazione pluriennale del calcio di Allegri possiamo riconoscere un'impronta senz'altro unica del mister toscano. Inizialmente la sintetizzeremo in senso qualitativo, successivamente passeremo ad una analisi quantitativa, ottenuta secondo dati ricavati dai siti Whoscored e Wyscout, sforzandoci tuttavia di rimanere nel campo di una lettura agevole.

Allegri si manifesta attraverso un lavoro che è un mix tra strategie generiche e psicologia, le vogliamo numerare senza pretendere siano esaustive:
1) L'inserimento di giocatori fisici pronti a inserirsi ben si coniuga con un lento giropalla che sfocia sui quinti di centrocampo per creare condizioni di cross.
2) La scelta della formazione di partenza ben si sposa con la strategia delle sostituzioni, grazie a giocatori in grado di rompere gli equilibri tenuti come riserva.
3) La densità, il baricentro basso e la pressione passiva sul portatore occupano i posti normalmente riservati a intensità, linea alta, pressing attivo. Queste strategie riducono i cali di tensione contro le piccole sul lungo periodo. In questo modo anche la fase di transizione difensiva è praticamente risolta.
4) La concessione di frequenti giorni di riposo "dobbiamo recuperare energie" (come ama ripetere Allegri) al posto della ricerca di maggiori standard di forma fisica, è una filosofia che sembra possa predisporre ad infortuni muscolari ed ha dimostrato di avere risvolti negativi nelle fasi calde delle competizioni, allo stesso tempo però facilita la gestione dello spogliatoio e stabilizza le energie psichiche nel medio-lungo periodo. 
5) Le conferenze stampa sono impostate anche per gestire i malumori e manifestare il sostegno societario

In linea generale possiamo affermare che dalla squadra il tecnico livornese riesca ad "ottenere il massimo che si possa realizzare col minimo sforzo" in una Serie A che lo permette, ma allo stesso tempo questo "minimo sforzo" sembra non bastare contro grandi squadre che praticano un gioco europeo, dominante, ovvero organizzato in modo capillare. Spalletti è maestro proprio delle fondamenta del mestiere dell'allenatore, ovvero nel "dare un gioco", nell'orchestrare in ogni zona del campo sincronismi che possano venire in aiuto anche di quei campioni cui si concede molta libertà. Eloquente è quanto sia aumentata la distanza tra Napoli e la Torino bianconera e come il Napoli dia l'impressione di poter aprire un ciclo europeo, al netto delle cessioni e di futuri mal di pancia di chi vorrà spiccare il volo su altri palcoscenici. E' abbastanza chiaro che i potenziali campioni, quelli che valgono un sacco di soldi, di norma offensivi ma non solo (vedasi De Ligt), subiscano una svalutazione in un contesto macchinoso, al contrario di quelli fisici alla Rabiot: ciò si evince dai dati Transfermarkt sul valore della rosa, in sensibile calo. Tuttavia il mercato non è prevedibile e non è nostra intenzione esprimerci sugli effetti economici provenienti dalla componente tecnica, anche perché, poco prima degli anni '90 quando ancora imperava il catenaccio, è lecito pensare che un Allegri avrebbe fatto le fortune di ogni società, per tutto il contorno non prettamente tattico in cui si distingue. 
Affermare che Allegri "sa quello che fa" non è perciò eresia, il problema potrebbe essere il "cosa fa" soprattutto in un contesto europeo, mondiale, iperprofessionistico ed accelerato.

Passiamo alle due fasi di gioco tralasciando tecnicismi quali la geometria della costruzione dal basso che riserveremo ad un pezzo successivo:

1) In fase di possesso la Juventus, utilizza un catenaccio destinato a transitare sulle fasce, dove Kostic e Cuadrado, molto abili nell'avanzare palla al piede quel tanto che basta per crossare, possono generare deviazioni vincenti o rimpalli per tiri da dentro o fuori l'area (ad es. Danilo). 
Questo approccio non si tratta di una novità ma della storica filosofia britannica (risalente agli anni 1950/'60) ed è reso possibile ed efficace grazie alla fisicità scelta dal tecnico, presente in tutti i reparti. In questo modo è residuale la delicata fase di transizione difensiva.
Attenzione non tutto si riassume in questo: nei primi minuti di gioco per scopi solo apparentemente preventivi ma soprattutto nelle fasi finali per scopi offensivi, la Juventus grazie ad una "virilità" statisticamente, significativamente vincente nei contrasti ("Il calcio è il contrasto", cit. Allegri) e nei duelli aerei, toglie luce agli avversari, intercetta linee di passaggio passando alla transizione offensiva in contropiede e dà la sensazione all'avversario di perdere rovinosamente terreno mettendogli pressione. Sembra quasi che i giocatori bianconeri in queste fasi, aumentino di dimensioni come in un videogioco! In questa dinamica, secondo la nostra analisi, si costruiscono molte delle certezze juventine in campo.
Questa impostazione all'italiana della squadra bianconera (si noti la combinazione di diverse tradizioni) può letteralmente bullizzare chi per decine e decine di minuti l'ha assediata improduttivamente. Se la Juve riesce a mantenere questi equilibri poi passa all'assalto finale per romperli, con l'ingresso dei vari Chiesa, Milik, Iling, Soulé motivo per cui Max ricerca sempre sul mercato più opzioni costose e di pregio. Le moltissime frecce di talento individuale nella faretra del tecnico livornese sono il completamento di questa strategia, compensando, probabilmente solo in parte, la carenza di linee di passaggio. Questo limite non crediamo sia dovuto alla qualità dei singoli ma alla scarsità dei movimenti complessivi senza palla (intensità), non trasmessi dal tecnico. 
Non passa inosservato che formazioni più attrezzate che praticano un calcio europeo, ciniche sotto porta, siano riuscite a chiudere il conto prima che la formazione di Allegri riuscisse a stabilizzare la partita: l'hanno scardinata facendo saltare in aria una fase difensiva imperniata sulla densità. Questa Juve ha moltissima qualità, è sicuramente tra le prime 8 d'Europa ma non ha né Scirea, né Platini nella costruzione bassa e alta della manovra (sempre che nel calcio moderno basti lasciare tutto al singolo, le Champions degli ultimi 30 anni dicono di no).

2) In fase di non possesso la Juve, punta sul binomio basso baricentro/densità, una impostazione poco europea che penalizza la risalita del campo ed il dominio moderno del gioco.
Ciononostante questo dettame permette di adattare in zone meno calde (es. le fasce) ed arretrate giocatori offensivi riportando alla mente la Fiorentina del Trap. Questi calciatori, sebbene sacrificati e distanti da dove possano esprimersi al meglio, sanno far male ed essere cinici su situazioni di palla inattiva e sui rimpalli nell'area avversaria o su azione insistita personale. 
Grazie alla densità ed alla pressione passiva al posto del pressing attivo, in fase difensiva questi talenti istintivi, senza spiccato senso della posizione (Chiesa), avranno compagni molto più vicini, pronti a dar loro manforte, a fare diagonali, riuscendo così, con un po' di applicazione, a coprire la relativa parte di campo senza particolari criticità. Raramente andranno in tilt perché non ci saranno spazi in cui un offendente potrà affrontarli 1 vs 1 in corsa. La presenza di attaccanti al posto di centrocampisti di ruolo in queste zone del campo tuttavia, è un ulteriore fattore che rende la manovra lenta, prevedibile, compassata, la ricerca di qualcosa di più elaborato viene quindi tendenzialmente abbandonata.
La densità è un principio difensivo risalente alle difese anni '30 quando alcune formazioni optarono per il terzo centrale in area (prodromo del libero e del mediano metodista peraltro) per risolvere il problema degli 1 vs 1. Il livornese scegliendo di non giocare con la linea alta, una costante delle big europee, rispolvera questa tradizione in un contesto, si sottolinea, di scomparsa pluridecennale delle marcature a uomo.
 
Concludiamo quindi con una rassegna di statistiche (Whoscored e Wyscout) a supporto delle nostre osservazioni:
Serie A:
Risultati Juve in casa: 10 vittorie, 3 pareggi, 1 sconfitta.
33 gol fatti, 12 gol subiti.
Risultati Juve fuori casa: 7 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte.
12 gol fatti 10 gol subiti.

La differenza reti juventina è buona, nello specifico la Juve non esagera come reti (subite/realizzate), sia che giochi in casa, che fuori, per questo spesso ci troviamo di fronte il "corto muso".
Per quanto riguarda i gol, in termini comparati, sulle palle inattive soprattutto in casa (39% Juve, 18% ad esempio il Napoli) si impernia il ritrovato buon cammino in termini dei bianconeri, mentre ridotto (42% Juve, 73% il Napoli) è il contributo su azione manovrata. Evidentemente nei minuti finali, in situazioni di pathos, col trasporto del proprio pubblico, la Juventus sa essere letale.
Nei tiri effettuati, come nei contropiede, la formazione di Allegri non ha numeri quantitativamente elevati, tuttavia, grazie alla capacità tecnica dei suoi giocatori, risulta statisticamente efficace mentre è vulnerabile nel difendersi dalle conclusioni dalla distanza. I bianconeri sono particolarmente pericolosi sui calci piazzati, soprattutto corner (40.8% di score rispetto, al 25% di chi la affronta a parità di situazione).
Dal punto di vista difensivo la Juve, sulle palle inattive totali si sa difendere molto bene (18% gol subiti) mentre concede qualcosa sulle azioni manovrate (68% gol subiti). Sulle fasce laterali agisce con ottime percentuali di capitalizzazione sul numero di azioni tentate.

La Juve in casa, come tipologia di gol subiti, è più colpita su azione manovrata prova che in questo contesto tende a coprirsi per poi colpire, mentre fuori dalle "mura domestiche" subisce più in contropiede perché chi le fa visita sceglie di sorprenderla affrontandola a viso aperto (spesso perdendo il confronto). Fuori casa la Juventus esce dal guscio difensivo sentendosi in una situazione meno familiare.
Fuori casa la Juve segna poco, spesso quel tanto che basta, principalmente su azione manovrata (60%), non potendosi avvalere del proprio tifo infatti si depotenzia sulle palle inattive (20%) e ricerca inconsciamente soluzioni diverse.

Juve nei 90 minuti:
I bianconeri nei 90 minuti non sono costanti: sul finire di partita, particolarmente a Torino, diventano più efficaci minacciando l'area avversaria.
La Juve eccelle nei duelli uno contro uno (che ricerca), sia dal punto di vista del dribbling (65 a partita, con oltre 40% di successo) che nel binomio contrasti/duelli aerei. Di contro la Juventus non è percentualmente efficiente nel creare occasioni da squadra vincenti, ovvero attraverso triangoli, azioni rapide, filtranti, molto è quindi lasciato al rimpallo, ai rimbalzi fortuiti ecc.
Le incursioni ubriacanti di Di Maria e Cuadrado (o Iling) spaccano letteralmente gli spazi ed insieme ai cross millimetrici di Kostic favoriscono le deviazioni in rete (Vlahovic, Rabiot, Bremer ecc) e i tiri da fuori (Danilo). Quando tutto ciò non basta può essere il turno di magie dei singoli (Di Maria, Chiesa, Fagioli). A centrocampo, i passaggi in avanti e quelli progressivi sono più rari rispetto alla media, a testimonianza ulteriore di una impostazione sparagnina.
La squadra di Allegri non eccelle né nel possesso, né nelle palle recuperate due elementi per giunta concentrati nella propria metà campo. Sono scarsi i duelli a centrocampo e la bassa intensità è confermata dall'indice PPDA ovvero da quanto i bianconeri riaggrediscano nella metà campo avversaria.
Il difensivismo tradizionale proiettato al recupero della palla che accumuna allenatori molto diversi quali Conte, Klopp, Lippi, Mou prima maniera e Simeone, non ha niente a che vedere con quello allegriano che predilige una globale staticità (o "equilibrio" per utilizzare un sinonimo ma con differente accezione). Una verticalità guerriera, proattiva senza scomodare per forza i livelli di Lippi e Klopp, non può essere pretesa dal livornese che ne restituisce una vintage e british: risultano spesso stucchevoli quindi, le diatribe sul suo conto.
Allegri in conclusione, meritoriamente ha generato una squadra atipica, attraverso un inaspettato mix tra diversi ingredienti del passato, resta la sensazione secondo la nostra analisi (o forse la certezza), di una squadra che potrebbe competere a livello mondiale se guidata su altri princìpi.