giovedì 10 aprile 2014

Decrescere non significa recessione.

 Cronaca dell'ennesimo atto di disinformazione.

Una politica finalizzata al benessere non è detto passi per il consumo indiscriminato. Spesso il bene comune è figlio di una razionalizzazione delle risorse che si avvale di una nuova tecnologia: la tecnologia delle idee. Credere che modernità sia continuare a pensare come cento anni fa, quando ormai ci sono milioni di pubblicazioni che dimostrano che evolvere significa ispirazione e "ragionamento laterale", è  primitività non certo avanguardia. La ricerca della conoscenza è modernità allo stato puro. Uno dei nuovi strumenti di cui disponiamo è la "decrescita felice". Questo strumento però è occultato e confuso in modo sistematico con la recessione.
I media del resto vivono di consumismo essendo al servizio dei vari potentati finanziari, dei massoni reazionari, dei politici e dei vari De Benedetti sparsi per il globo terracqueo. Poco importa se a rimetterci è anche il depauperamento delle risorse energetiche, di quelle minerarie, di quelle naturali, paesaggistiche e via dicendo. I miliardari avranno sempre un' isola privatizzata dove emanciparsi dai mali che hanno provocato.
Partiamo da ciò che non è la decrescita felice: la decrescita felice non è la "recessione".
Definizione di recessione:
<<Si dice recessione ( http://it.mimi.hu/economia/recessione.html ) una fase del ciclo economico caratterizzata dal rallentamento dell'attività produttiva e da un significativo incremento del tasso di disoccupazione>>.

Purtroppo già da questa impostazione si vuol far credere che le flessioni nello sviluppo, le crisi, siano "fasi" mentre in realtà c'è sempre una causa scatenante e spesso è legata ad un estremo impoverimento delle fasce deboli o delle risorse del loro paese, consumate a vantaggio di pochi o sfruttate da "forze esterne multinazionali". Molte volte, la recessione, è da ricercarsi in fattori non legati all' economia reale (cioè produzione / rapporto qualità prezzo / piccola e media impresa) come le bolle finanziarie o i tecnicismi calati dall'alto come l'imposizione di sistemi di cambio fisso. (Cit. Prof. Cesaratto https://www.youtube.com/watch?v=HsfiXK0P9IU ).
Quando tutte queste cause sono concomitanti, come sta avvenendo attualmente nel banana paese, la situazione si presenta drammatica, dimostra il fallimento del vecchio paradigma e si deve individuare prontamente un nuovo modello economico.

La confusione tra recessione e decrescita felice sta nel fatto che se le attività non producono/vendono (in pratica non fanno PIL) si crea disoccupazione e la disoccupazione crea altra recessione. La decrescita felice dice di non acquistare/produrre (e importare) cose inutili, cioè quelle che non creano un benessere tangibile all'individuo e alla collettività. Questo in teoria è qualcosa che provoca un calo del PIL.
Non è così e ci torneremo.
Intanto però va chiarito un punto:
Il PIL non è un indice affidabile. ( https://www.youtube.com/watch?v=waFH-xwIVjk )
Può servire certamente, ad esempio, per valutare alcuni andamenti da un anno all'altro o da 5 anni prima a 5 anni dopo ma non è qualcosa di pienamente sensato. Il Pil infatti ha un difetto che ne denuncia l'inaffidabilità: dipende dal circolo di soldi.
Se mio zio ha bisogno di un aiuto perchè infermo e gli pulisco casa per 8 ore gratis non creo PIL ma creo benessere. Se invece lo zio fa circolare danaro pagando 10 euro l'ora una colf il PIL cresce di 80 euro (10 x 8). Il benessere è lo stesso, lo sforzo profuso pure eppure nel primo caso il PIL non cresce nel secondo sì. (Voi mi direte "ma la colf è più ricca di 80 euro!"ma  io vi rispondo "Mio zio pensionato infermo si è alleggerito di 80 euro".. nel paniere dei poveri quindi si è spostato qualcosa da A a B ma le palanche dentro quel paniere son le stesse).

Uno degli esempi che il teorico di riferimento della decrescita, Maurizio Pallante, indica al cittadino italiano che ama informarsi è crudo ma rende bene l'idea. Gli incidenti stradali innescano un circolo di acquisti di auto, e aumentano il PIL ma diminuiscono enormemente il benessere. (Per ovvi motivi).

Consiglio a tutti la lettura di questa intervista al saggista sopra indicato:
http://veritanascoste.it/economia/litalia-in-recessione-pallante-una-opportunita-per-puntare-alla-decrescita-felice/

Come emerge chiaramente il succo del discorso non è il quanto ma il come. Non la quantità cieca ma la qualità. Si può innescare anche una identica spesa pubblica o privata ma finalizzarla a cose che davvero migliorano la qualità della vita. <<Non passano dalla compravendita>> ma <<soddisfano un bisogno reale>> (Cit. M.Pallante).
Sempre per evidenziare il legame tra decrescita felice e salute (dopo l'accenno alla produzione di automobili ed agli incidenti) c'è un bel passaggio inerente gli inceneritori e il riuso.
Alcune amministrazioni stanno iniziando a comprendere andando in questa direzione e questo dimostra quanto di vero ci sia in ciò che sto descrivendo.
Prospettive ovviamente percepite alla stregua di una invasione di cavallette dalle multinazionali.

Degno di nota questo passaggio che mi permetto di riportare per come pubblicato:

Intervistatore: "Di solito però le fasi recessive portano ad una perdita di posti di lavoro perché le aziende licenziano. Questo non la preoccupa?"

M.Pallante:
“Prima di tutto bisogna sfatare il mito che la crescita crea posti di lavoro. Nessun dato economico conferma questo fatto. La crescita, a partire dal 1970, non ha mai creato occupazione. Perché? Perché le aziende per crescere ed essere competitive devono investire in tecnologie sempre più performanti che consentono a sempre meno persone di fare sempre più cose. Non è vero perciò che la crescita della produzione di merci comporti una crescita dell’occupazione ma al contrario comporta una crescita delle tecnologie che tagliano i posti di lavoro”. (Una considerazione che io Marco Giannini mi "vanto" di aver fatto alle scuole medie, in 2°, alla mia insegnante di lettere professoressa Pagani, evidentemente,vista l'età, non ci voleva molto).
Interessante sottolineare che in questo passaggio si ritrovano i campanelli d'allarme spesso comunicati spassionatamente da Beppe Grillo nelle occasioni in cui sale sul palco. Presto il lavoro non ci sarà più e andrà reinventato. Dove? Dove crea un bene o servizio effettivo.
(....le multinazionali ancora più allarmate...).

Questo è un vero cambiamento di coscienze. E' amore e non sfruttamento.
Concludo invitando tutti a una riflessione.
In particolare invito chi diventa monotematico. L'economia di cui abbiamo bisogno è la macroeconomia e va aggiornata ai nuovi strumenti tecnologici che io individuo in questa parola: Idee!

Non si toglie niente alle battaglie per i redditi minimi, contro la corruzione, in favore di politiche keynesiane se si usa la materia grigia.
Non perdiamo forza se alla guerra per la sovranità monetaria e per una banca prestatore di ultima istanza integriamo combattendo per la sovranità energetica e alimentare e se si valorizzano la natura e le sue risorse.

Marco Giannini (Camaiore)

Rif:











1 commento:

  1. dai un occhiata... ;)
    https://www.youtube.com/watch?v=Vf-GFFh_oTY

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